Francia e Giappone stessa tecnica apistica

A volte ci vuole un po’ di fortuna per scoprire che una gita per salutare un’amica di tua moglie, durante un viaggio turistico in Giappone si rivelerà una scoperta in apicoltura. Il papà dell’amica è infatti un apicoltore hobbista e pratica l’apicoltura tradizionale giapponese.

L’arnia è molto simile nella costruzione e nella condotta alla Warré. Ne avevo già avuto sentore studiando le arnie su internet, ma vederla è tutt’altra cosa!

Come la Warré non usa telai, la giapponese usa solo una croce fatta con fili di bambù trasversali per sostenere i favi.

Le api costruiscono i favi al loro interno e una/due volta all’anno – come in Warré – l’apicoltore preleva il primo modulo in alto  tagliando i favi con un filo lungo il segmento orizzontale, quello con le viti, sotto la finestrella. I moduli sono infatti tra loro distanti di qualche mm per permettere una facile separazione. In Warré le barrette fungono da separatori oltre che da sostegno dei favi.


In comune hanno una condotta priva di aperture periodiche finalizzata a maggior salute per le api e lasciando loro vivere come sono abituate. Il prelievo del miele è fatto con estrema moderazione e l’invernamento viene fatto su due moduli.

E per finire, tre segreti dell’apicoltore giapponese:

  1. Al posto del fumo per far scendere le api nei melari, lui mastica delle foglie di menta e poi con un tubicino soffia aria sulle api;
  2. L’altezza della porticina la tiene bassa così la regina non può uscire e anche volendo no n sciama;
  3. Usa un contenitore di plastica da filtraggio per raccogliere il miele e lo lascia al sole.


Le api sono di razza api giapponesi, quella che chiamiamo “apis cerana” e si riconoscono per i loro ben delineati segmenti colorati regolari (tergiti) sulla schiena.


Le dimensioni dei moduli potete ricavarle dalle due foto qui sotto se siete interessati a costruirne una.

Ultima chicca: lui ci tiene un acchiappa-sciami davanti a due metri di altezza, caso mai sciamassero. Dice che funziona sempre! La particolarità stanell’avere  dimensioni precise per poter essere inserite “così come è” nell’arnia senza scossoni e che ha dei pezzi di corteccia (di ciliegio) perché alle api piace quella superfici per aggrapparsi.

Intro – popolare un’arnia Warré

In questo video introduttivo vi racconto come popolare la Warré da un pacco d’api.

Il primo passo sarà preparare l’arnia con un lenzuolo posto sul predellino di volo.
Poi con uno spruzzino impregnato di acqua e zucchero bagnerò le api e successivamente metterò la regina nell’arnia con qualche ape.
Ultimo passo, rovescerò le api sul lenzuolo e aspetterò che entrino da sole nella Warré.

Nel prossimo video metterò in pratica quello che vi ho raccontato qui  🙂

Permapicoltura in Warré

Frequentando gli orti cittadini ho scoperto tante filosofie sottostanti l’agricoltura, quella intensiva, quella sinergica, quella antroposofica, quella della permacultura, quella biodinamica ed altre ancora.

Anche nell’ambito dell’apicoltura ho visto atteggiamenti diversi, ma il più comunee è l’apicoltura razionale a telaio, finalizzata ad una alta produzione di miele e polline.

Molti apicoltori però sperimentano anche tecniche apistiche diverse tipicamente a barrette top-bar che permettono alle api di  costruire il favo così come fanno di solito in natura.

Cercare di emulare la natura seguendone i modelli organizzativi, applicarne principi ecologici e sinergici e tutte quelle caratteristiche presenti in un ecosistema incontaminato è tipico dell’agricoltura permanente (permacultura), sulla base degli stessi concetti l’argentino Oscar ha coniato il termine permapicoltura ed ha creato la sua arnia cercando di emulare il comportamento in natura delle api.

Emile Warré cinquant’anni prima ha fatto la stessa cosa giungendo praticamente alle medesime conclusioni, realizzando però un’arnia più piccola per dimensioni ma con gli stessi principi di funzionamento.

Non è quindi un caso che in Francia, terra di origine del suo inventore, si usino le arnie Warré in ambito permaculturale.