Aumentare una Warré dall’alto

Come e quando mettere un modulo Warré dall’alto.

La tecnica apistica dell’abate Warré prevede che un’arnia possa essere estesa solo dal basso, secondo la logica  FIFO “first in, first out”. Il primo modulo immesso (sotto) sarà il primo ad uscire (sopra), garantendo così un ricambio continuo della cera dei moduli con una rotazione continua; si mette da sotto e si preleva dall’alto.

Le arnie DB invece usano una logica LIFO “last in, first out”, quindi il melario viene messo sopra il nido e viene estratto da sopra; non vi è rotazione del nido.

La logica FIFO garantisce che nei magazzini, sugli scaffali e nelle arnie non rimangano prodotti vecchi. La logica LIFO garantisce che il prodotto estratto sia sempre il più fresco, a scapito di quelli inseriti prima.

Warré voleva garantire la rotazione dei moduli, il rinnovo della cera e il profumo del miele inserendo i moduli sempre da sotto, ma ci sono dei casi in cui si può fare uno strappo alla regola.

Quando la famiglia è forte, importa tanto e l’arnia è su tre moduli (ha invernato su due, poi ad inizio primavera avete aggiunto il terzo), a metà luglio potreste trovarvi ad avere bisogno di spazio. Allora potrete mettere un modulo in posizione 3 alzando quello precedente alla posizione 4.


A questo punto il modulo in posizione 4 potreste decidere se lasciarlo o estrarlo per il miele. Io ho inserito un apiscampo per Warré tra la posizione 3 e la 4 e tra quindici giorni andrò a raccogliere.


Le api costruiranno favi in posizione 3 ancora per un mese e mezzo circa mettendoci miele mentre l’idea è inventarle ancora su due moduli in cui verosimilmente ci saranno almeno 9-12 Kg di miele.

Come scegliere la giusta Warré ?

L’abate Warré aveva pensato alcune varianti della sua classica “arnia del popolo” nel caso l’apicoltore   decidesse di fare miele in favo, una produzione commerciale oppure casalinga, ma sostanzialmente i moduli principali dell’arnia non prevedevano grosse variazioni.

Nei decenni molti hanno cercato di apportare delle migliorie o semplicemente trasportare degli accessori dell’apicoltura a telaino nell’apicoltura top-bar Warré.

Quando si decide di affrontare l’acquisto o la costruzione dell’arnia ci si trova davanti a tante possibili varianti, eccone alcune.

Il modulo

observation-windows[1]L’unica vera differenza tra moduli in Warré è dovuta alla presenza/assenza di finestre d’osservazione.
Warré previde le finestrelle, ma non vengono neppure mai citate nella tecnica apistica quindi si può dire che sia un mero accessorio estetico per quegli apicoltori che hanno bisogno di guardare dentro.La scelta delle finestre è una mera preferenza personale.

Il tetto

tetto Warré piattoIl tetto dell’arnia fu previsto da Warré di due tipi, quello a spiovente o quello piatto.
Il primo è più costoso (da realizzare e da comprare) ma garantisce una miglior caduta della pioggia e della neve lontano dalle pareti dell’arnia oltre ad essere più bello; ciò garantisce anche una vita più lunga all’arnia.

Quello piatto è più economico, forse meno appariscente ma comunque garantisce una protezione dell’arnia ottimale ove il clima non sia freddissimo o molto piovoso.

Esistono anche tetti con rivestimenti metallici a seconda delle proprie condizioni meteorologiche.

Il fondo
Fondo AntivarroaAbbiamo visto almeno tre tipi diversi di fondo: quello classico, quello anti-varroa e quello “HappyKeeper”.
Il primo è quello previsto da Warré e permette alle api di entrare/uscire senza difficoltà.
Il secondo permette un miglior conteggio della varroa ed anche l’ispezione del posizionamento del glomere durante l’inverno poiché permette di estrarre le scorie sul fondo senza aprire l’arnia e valutarne i costituenti.
Il terzo fondo, non comune in Italia, è un fondo a tubolari che dovrebbe permettere una miglior aereazione dell’arnia abbattendo così notevolmente la varroa.

Noi abbiamo visto varie tecniche per il conteggio della varroa anche senza fondo, semplicemente infilando un foglio A3 spennellato di vasellina tra il modulo inferiore e il fondo classico.. questo alzando di 3mm un lato dell’arnia e quindi senza creare grossi disturbi alle api anche in inverno, il fondo anti-varroa è quindi un accessorio comodo ma non strettamente necessario.

Le barrette

top-bar warré con inviti in legnoFerma restando l’intenzione di usare le top-bar e non i telaini, abbiamo visto barrette sagomate con la “vela” di invito realizzate in legno, oppure barrette realizzate con dei tagli per poter infilare pezzi di fogli cerei o le classiche barrette liscie su cui fare la vela di cera. La scelta della top-bar quindi diventa un fattore soggettivo seppur la cosa migliore per le api sia quello di usare degli inviti in cera naturale, si può senza dubbio optare per la soluzione in base alla propria disponibilità economica.

Ricordiamoci comunque di usare cera non trattata per gli inviti se vogliamo fare miele biologico.

Spaziatura tra barrette

BarrettePer spaziare le barrette esistono degli appositi spaziatori in metallo per le top-bar warré, ma si può anche solo mettere un chiodino e fare una piccola fessura a metà della barretta per una corretta divisione tra top-bar. Fatta una volta vale per sempre, si può anche optare per l’acquisto dello spaziatore e usarlo per fissare i chiodini.

Ribattitura inferiore del modulo

Normalmente i moduli hanno il bordo superiore ribattuto per poter ospitare le barrette, ciò non impedisce di ribattere anche il fondo inferiore per garantire una minor propolizzazione tra moduli e facilitare in la fase di separazione degli stessi.

Sistemi di trattenuta

DSCF2015+%25283%2529[1]In ambienti ventosi o dove gli spazi sono ristretti o per necessità specifiche, a volte è necessario bloccare i moduli tra loro. Alcuni usano una fascia a stringere che fanno passare sotto il tetto e sotto il fondo, altri usano dei chiodi laterali a cui inframezzano un filo di ferro elastico per trattenerle tra loro.

Nutritori
Particolare nutritore warré
Warré disegnò un tipo di nutritore ma ne esistono anche a tasca da inserire nel modulo. Personalmente considero il nutritore una cosa “temporanea” pertanto non influenza l’acquisto dell’arnia, è quindi un semplice accessorio che si rende talvolta necessario.

Tipo di legno

817351907-larice-primavera-alpi-luce-del-sole[1]Uno dei costi maggiori nella fabbricazione delle arnie è il materiale. L’apicoltore oculato potrebbe usare legno di riciclo di vario spessore ricordando solo di mantenere invariate le dimensioni interne dei moduli e la distanza tra le barrette.

In Italia le arnie economiche sono realizzate in legno di pino, richiedono quindi una protezione dagli agenti atmosferici altrimenti non durano a lungo. In Francia si usa il legno di larice di bosco (attenzione, non il larice di prato!). Alcuni usano anche il legno castagno, ma è decisamente pesante.

Qualsiasi sia la scelta del legno, l’importante è che non sia trattato o verniciato se non con materiali per apicoltura.

Montaggio

img_0413[1]Esistono varie metodologie di assemblaggio delle arnie. Con viti, chiodi o colla o con incastri semplici o a coda di rondine. Sono da preferire viti inossidabili e buoni incastri. Diffidate delle colle.

Perché gli italiani preferiscono le Kenyane alle Francesi ?

 

Lupita Nyong'o
Lupita Nyong’o
 
Quando si parla di arnie in Italia si distinguono le arnie razionali da quelle biologiche. Tra quelle biologiche o “di ritorno” si parla molto di arnia Kenyana, ma poco di quella francese, la Warré nonostante entrambe siano arnie “top-bar”.

Le differenze tra le due sono principalmente:

  • La Kenyana è orizzontale, la Warré verticale;
  • Dalla Kenyana e dalla Warré si estrae miele millefiori “profumato” (i favi del melario hanno ospitato covata);
  • La Kenyana non è modulare, cioè ha dimensione fissa;
  • Entrambe le arnie permettono un’apicoltura economica e sono top-bar;
  • Per tutte e due le tipologie di arnia, i favi crescono naturalmente.

La Kenyana è maneggevole: aprendo il coperchio, si hanno tutti i favi disponibili alla vista senza dover sollevare melari o nidi.

Secondo voi è solo questa la ragione per la quale si parla molto di Kenyana e meno di Warré?  O forse in Italia non si conosce abbastanza la Warré?