Cosa fare se non costruiscono favi?

Alcuni suggerimenti su come affrontare il problema della mancata costruzione dei favi dopo estensione della Warré

Pochi mesi fa, il 7 aprile, avevo ampliato le Warré.

Senza aprirle ne disturbarle, ma solo attraverso le finestre d’osservazione avevo notato che una delle due famigli già a giugno non aveva costruito neppure un favo. In panicato inizio a cercare da tutte le parti, ma poi grazie al gruppo Facebook di apicoltori warre ecco arrivare qualche suggerimento: forse è un problema di regina.

L’ipotesi che non ci sia la regina o che la regina non sia feconda, o non in grado di fare il suo lavoro mi preoccupa, ahimè gli impegni famigliari mi bloccano e fino a oggi 14 Luglio non riuscivo a controllare la situazione. Ammetto anche che l’idea di aprire la Warrè, tagliare/staccare i favi per cercare la regina e verificare che ci sia covata maschile e femminile non mi esaltava per nulla.

Finalmente però prendo coraggio.. col sollevatore e una paletta da camino riadattata per staccare i ponti creati tra favo e modulo, apro la finestrella e cosa trovo? Favi! Pochi, 4-5 su 8 piccolo e bianchissimi. Stanno costruendo!

Ferro per staccare i favi

La famiglia è fortissima, le api sono ovunque e tranquille, con un po’ di fumo stanno serene e non mi girano neppure intorno.

Favo di api col miele grezzo

I modulo sopra, quello di covata e quello col miele sono pieni pieni, quasi verrebbe già da togliere il melario superiore. Settimana prossima parto, oggi non ho tempo quindi lasci così. Ai primi di agosto toglierò il melario e darò loro qualche sostegno per velocizzare la produzione di cera prima dell’inverno.

Con una quantità di api così, dovrebbero lavorare di più ai favi che non al miele.

Api del melario di miele grezzo

Morale, se le api non costruiscono favi, forse c’è un problema con la regina.

  • Apri l’arnia
  • Controlla se c’è covata maschile e femminile
  • Se non c’è, forse manca la regina o è da sostituire.
  • Se c’è forse c’è un problema diverso

Celle di covata maschile e femminile di api

Nel mio caso però il non intervenire mi ha premiato. Ancora una volta le api hanno dimostrato che i problemi sanno come risolverseli da sole, se vogliono!

Miele grezzo: come si estrae

La smielatura in Warré si effettua di solito per spremitura dei favi e si ottiene un miele grezzo dal gusto naturale.

Prelevare il modulo

La prima operazione è quella di rimuovere l’ultimo modulo, quello pieno di miele, e liberarlo dalle api. Il sistema più facile a mio modo di vedere è utilizzare un apiscampo che ci permetterà in 24/48 ore di avere un modulo libero quasi totalmente di api.

Un apiscampo è una specie di imbuto/passaggio che permette alle api di scendere verso la regina ma di non risalire più verso il miele e si posiziona 24/48 ore prima così da non dover traumatizzare le api.
Per posizionarlo, si usa prima un filo di nylon o di ferro sottile per separare i moduli e avere la garanzia che non si spacchino dei favi.

Ottenuto quindi il modulo quasi vuoto di api, lo si rimuove portandolo lontano dalle arnie e ci si premura di rimuovere le api residue con una spazzola delicata. Io ho usato un asciugacapelli (come fanno in Giappone) per soffiarle via e tenevo il modulo in una scatola per evitare incursioni di api.

Una volta liberato, il modulo appare circa così.

Con un coltello si tagliano i ponti tra favo e arnia (solitamente due) per estrarre i favi senza danneggiarli.

Spremitura

Per ottenere un miele grezzo abbastanza pulito, ma non troppo, utilizzo:

  • Un maturatore in acciaio alimentare
  • Un filtro “grosso”
  • Un filtro “a sacco” fine
  • Un torchio per alimenti

Dopo aver estratto tutti i favi, li rompiamo e li lasciamo sul filtro grosso a colare nel filtro a sacco. Niente centrifuga per il nostro miele grezzo naturale, vogliamo mantenere il profumo di cera e polline intatti.

Umidità del miele

Come di prassi, per poter avere la certezza che il miele si conservi bene bisogna misurare il tasso di umidità del miele col rifrattometro. Più alta è l’umidità più alta la probabilità che vada a male perché un alto tasso di zucchero non permette ai batteri di riprodursi.

Miele in favo

Solitamente un favo non lo spremo ma lo taglio a quadrati e lo lascio immerso nel miele. Ad alcuni piace infatti il cosiddetto “miele in favo” ed essendo tutta naturale la cera prodotta, l’arnia Warré ben si presta a questo tipo di produzione.

Il favo col miele può essere tagliato sottilissimo e mangiato con i formaggi.

Personalmente preferisco non metterlo nel miele, ma tenere il favo asciutto e raschiarlo all’occorrenza, ma abbinarlo ad altri cibi è un’ottima alternativa.

Il miele grezzo Warré

Ecco come appare un barattolo di miele Warré con dentro un favo.
Il miele Warré è solitamente meno trasparente, contiene infatti microparticelle di cera, propoli e polline. Il colore invece è dato più dal tipo di fiori che le api hanno visitato. Il miele Warré essendo estratto una volta all’anno, è solitamente un miele millefiori.

I residui della spremitura

Dopo aver rotto, fatto colare il miele e spremuto i favi, rimarranno due residui: una schiuma di polline e un misto zuccherino di cera e miele.
Ci sono tanti modi per separare il composto di cera, ma il modo migliore è quello di restituire tutto alle api.

Per restituire la cera alle api si può usare il nutritore Warré privato della rete, oppure distribuire la massa e poi posizionarla lontana dalle arnie.

Ora che il miele grezzo naturale è in barattolo, che la cera avanzata è tornata alle api, beh possiamo dire, gustatevelo!

Aumentare una Warré dall’alto

Come e quando mettere un modulo Warré dall’alto.

La tecnica apistica dell’abate Warré prevede che un’arnia possa essere estesa solo dal basso, secondo la logica  FIFO “first in, first out”. Il primo modulo immesso (sotto) sarà il primo ad uscire (sopra), garantendo così un ricambio continuo della cera dei moduli con una rotazione continua; si mette da sotto e si preleva dall’alto.

Le arnie DB invece usano una logica LIFO “last in, first out”, quindi il melario viene messo sopra il nido e viene estratto da sopra; non vi è rotazione del nido.

La logica FIFO garantisce che nei magazzini, sugli scaffali e nelle arnie non rimangano prodotti vecchi. La logica LIFO garantisce che il prodotto estratto sia sempre il più fresco, a scapito di quelli inseriti prima.

Warré voleva garantire la rotazione dei moduli, il rinnovo della cera e il profumo del miele inserendo i moduli sempre da sotto, ma ci sono dei casi in cui si può fare uno strappo alla regola.

Quando la famiglia è forte, importa tanto e l’arnia è su tre moduli (ha invernato su due, poi ad inizio primavera avete aggiunto il terzo), a metà luglio potreste trovarvi ad avere bisogno di spazio. Allora potrete mettere un modulo in posizione 3 alzando quello precedente alla posizione 4.


A questo punto il modulo in posizione 4 potreste decidere se lasciarlo o estrarlo per il miele. Io ho inserito un apiscampo per Warré tra la posizione 3 e la 4 e tra quindici giorni andrò a raccogliere.


Le api costruiranno favi in posizione 3 ancora per un mese e mezzo circa mettendoci miele mentre l’idea è inventarle ancora su due moduli in cui verosimilmente ci saranno almeno 9-12 Kg di miele.

Come scegliere la giusta Warré ?

L’abate Warré aveva pensato alcune varianti della sua classica “arnia del popolo” nel caso l’apicoltore   decidesse di fare miele in favo, una produzione commerciale oppure casalinga, ma sostanzialmente i moduli principali dell’arnia non prevedevano grosse variazioni.

Nei decenni molti hanno cercato di apportare delle migliorie o semplicemente trasportare degli accessori dell’apicoltura a telaino nell’apicoltura top-bar Warré.

Quando si decide di affrontare l’acquisto o la costruzione dell’arnia ci si trova davanti a tante possibili varianti, eccone alcune.

Il modulo

observation-windows[1]L’unica vera differenza tra moduli in Warré è dovuta alla presenza/assenza di finestre d’osservazione.
Warré previde le finestrelle, ma non vengono neppure mai citate nella tecnica apistica quindi si può dire che sia un mero accessorio estetico per quegli apicoltori che hanno bisogno di guardare dentro.La scelta delle finestre è una mera preferenza personale.

Il tetto

tetto Warré piattoIl tetto dell’arnia fu previsto da Warré di due tipi, quello a spiovente o quello piatto.
Il primo è più costoso (da realizzare e da comprare) ma garantisce una miglior caduta della pioggia e della neve lontano dalle pareti dell’arnia oltre ad essere più bello; ciò garantisce anche una vita più lunga all’arnia.

Quello piatto è più economico, forse meno appariscente ma comunque garantisce una protezione dell’arnia ottimale ove il clima non sia freddissimo o molto piovoso.

Esistono anche tetti con rivestimenti metallici a seconda delle proprie condizioni meteorologiche.

Il fondo
Fondo AntivarroaAbbiamo visto almeno tre tipi diversi di fondo: quello classico, quello anti-varroa e quello “HappyKeeper”.
Il primo è quello previsto da Warré e permette alle api di entrare/uscire senza difficoltà.
Il secondo permette un miglior conteggio della varroa ed anche l’ispezione del posizionamento del glomere durante l’inverno poiché permette di estrarre le scorie sul fondo senza aprire l’arnia e valutarne i costituenti.
Il terzo fondo, non comune in Italia, è un fondo a tubolari che dovrebbe permettere una miglior aereazione dell’arnia abbattendo così notevolmente la varroa.

Noi abbiamo visto varie tecniche per il conteggio della varroa anche senza fondo, semplicemente infilando un foglio A3 spennellato di vasellina tra il modulo inferiore e il fondo classico.. questo alzando di 3mm un lato dell’arnia e quindi senza creare grossi disturbi alle api anche in inverno, il fondo anti-varroa è quindi un accessorio comodo ma non strettamente necessario.

Le barrette

top-bar warré con inviti in legnoFerma restando l’intenzione di usare le top-bar e non i telaini, abbiamo visto barrette sagomate con la “vela” di invito realizzate in legno, oppure barrette realizzate con dei tagli per poter infilare pezzi di fogli cerei o le classiche barrette liscie su cui fare la vela di cera. La scelta della top-bar quindi diventa un fattore soggettivo seppur la cosa migliore per le api sia quello di usare degli inviti in cera naturale, si può senza dubbio optare per la soluzione in base alla propria disponibilità economica.

Ricordiamoci comunque di usare cera non trattata per gli inviti se vogliamo fare miele biologico.

Spaziatura tra barrette

BarrettePer spaziare le barrette esistono degli appositi spaziatori in metallo per le top-bar warré, ma si può anche solo mettere un chiodino e fare una piccola fessura a metà della barretta per una corretta divisione tra top-bar. Fatta una volta vale per sempre, si può anche optare per l’acquisto dello spaziatore e usarlo per fissare i chiodini.

Ribattitura inferiore del modulo

Normalmente i moduli hanno il bordo superiore ribattuto per poter ospitare le barrette, ciò non impedisce di ribattere anche il fondo inferiore per garantire una minor propolizzazione tra moduli e facilitare in la fase di separazione degli stessi.

Sistemi di trattenuta

DSCF2015+%25283%2529[1]In ambienti ventosi o dove gli spazi sono ristretti o per necessità specifiche, a volte è necessario bloccare i moduli tra loro. Alcuni usano una fascia a stringere che fanno passare sotto il tetto e sotto il fondo, altri usano dei chiodi laterali a cui inframezzano un filo di ferro elastico per trattenerle tra loro.

Nutritori
Particolare nutritore warré
Warré disegnò un tipo di nutritore ma ne esistono anche a tasca da inserire nel modulo. Personalmente considero il nutritore una cosa “temporanea” pertanto non influenza l’acquisto dell’arnia, è quindi un semplice accessorio che si rende talvolta necessario.

Tipo di legno

817351907-larice-primavera-alpi-luce-del-sole[1]Uno dei costi maggiori nella fabbricazione delle arnie è il materiale. L’apicoltore oculato potrebbe usare legno di riciclo di vario spessore ricordando solo di mantenere invariate le dimensioni interne dei moduli e la distanza tra le barrette.

In Italia le arnie economiche sono realizzate in legno di pino, richiedono quindi una protezione dagli agenti atmosferici altrimenti non durano a lungo. In Francia si usa il legno di larice di bosco (attenzione, non il larice di prato!). Alcuni usano anche il legno castagno, ma è decisamente pesante.

Qualsiasi sia la scelta del legno, l’importante è che non sia trattato o verniciato se non con materiali per apicoltura.

Montaggio

img_0413[1]Esistono varie metodologie di assemblaggio delle arnie. Con viti, chiodi o colla o con incastri semplici o a coda di rondine. Sono da preferire viti inossidabili e buoni incastri. Diffidate delle colle.