Warré: una Ferrari in fuoristrada

Nessuno con un po’ di sale in zucca guiderebbe una Ferrari Testarossa o una Lamborghini Diablo durante una Paris-Dakar; allo stesso modo condurre le arnie Warré come se fossero delle DB è un controsenso.

Ricevo quotidiani contatti da apicoltori che mi scrivono privatamente per sapere come usare quella tecnica “X” in Warrè, come fare il blocco di covata, etc etc e quando cerco di fare capire loro che non possono guidare una Ferrari nel deserto, allora ecco che vogliono cambiargli le gomme, le sospensioni e il motore… il risultato ? E addio api. Quello che succede è che trattano le warre come se fossero delle DB, gli mettono i telai al posto delle barrette, trattano in ogni modo, spostano telai, bloccano la regina e così via. Nessuno poi ottiene i risultati sperati, ovviamente.

L’apicoltura con l’arnia Warré si compone di due aspetti:

  • L’arnia
  • La tecnica apistica

L’arnia

La conosciamo, i dettagli costruttivi sono elencati in questo sito nella sezione come costruire l’arnia warre.

La tecnica

La tecnica apistica è caratterizzata da alcuni aspetti:

  • Limitate ispezioni
  • Limitati trattamenti
  • Assenza di controllo della sciamatura
  • Pochi o nulli interventi umani (scambio di telai, blocco di covata, etc)

Nessuno vuole convincere gli apicoltori comuni che non si debbano fare trattamenti o che non si possa intervenire per salvaguardare la salute delle api, ma la teoria dell’arnia Warrè nasce dall’idea che le api vivono meglio se lasciate in pace e se l’ambiente è più simile al loro rifugio naturale.

Allora il mio suggerimento è il seguente: se volete sperimentare allora fatelo seriamente, ma non fate con le warre ciò che fareste con le vostre DB.

Sperimentare seriamente

Scriverò un post apposito su cosa significa sperimentare seriamente, per ora do solo due elementi chiave:

  1. Non abbandonate le api, anzi tenetele d’occhio più delle DB
  2. Abbiate fiducia nella capacità di adattamento delle api

E mi raccomando, niente Ferrari nel deserto!

(Foto: Nikita Nike)

Sollevatore per moduli Warré

Una delle più comuni critiche all’arnia Warré riguarda il dover sollevare i moduli per ampliare l’arnia.

Questa operazione richiede un certo sforzo, alcuni risolvono il problema con un secondo fondo per spostare l’arnia direttamente sul nuovo modulo. Altri si fanno aiutare.

Esistono anche dei sollevatori che ci si può autocostruire ma in commercio fino adesso non era possibile trovare un prodotto che fosse di qualità e che durasse nel tempo. Ne abbiamo trovato uno costruito interamente in metallo che permette con una maniglia ed una carrucola di sollevare i moduli piano piano, anche quelli all’interno dell’arnia. Il sollevatore ha la caratteristica di poter inserire la sua forchetta direttamente tra moduli diversi in modo da alzare ad esempio soltanto il melario, soltanto gli ultimi due oppure soltanto gli ultimi tre moduli. Il peso massimo di sollevamento è 100Kg.

Il sollevatore permette anche di inserire una bilancia per soppesare i moduli (e quindi il miele!).

Il costo è di 150€ + 36€ di spedizione.

Per ulteriori informazioni scrivere a info@warre.it

L’abbiamo provato oggi 10 Febbraio 2018 – ecco le foto!

Come potete vedere può anche essere usato per sollevare i moduli intermedi.

Sollevatore Warré apicolturaSollevatore Warré apicoltura

Sul sito di David Heaf trovate altri tipi di sollevatori per arnie Warré.

Incerare i moduli della Warré

Un modo per isolare l’interno dell’arnia e permettere un’ottima dispersione dell’umidità è quello di impermeabilizzare le pareti interne nelle arnie.

Warré non aveva previsto questa specifica attività, forse perché è una cosa aggiuntiva e costosa (la cera costa cara), ma se durante il processo di realizzazione degli inviti sotto le barrette top-bar vi è avanzata della cera, potete usarla per creare un sottilissimo strato isolante nei moduli.

La cera ha due effetti:

  • attira e facilita le api a famigliarizzare con l’arnia
  • permette all’umidità di attaccarsi alle pareti e scivolare sul fondo

La cera viene passata sia sulle pareti che sulle giunture.
Una volta cosparsa col pennello, può essere rimossa la cera in eccesso con una spatola.

E voi, usate questa tecnica nei moduli Warré ? E nelle vostre arnie DB ?

Preparare le barrette portafavo (top-bar)

Il primo passo per allestire l’arnia Warré è predisporre i porta-favo, ecco una piccola guida.

Warré l’abate scriveva:

«Ogni modulo deve contenere otto portafavo. Questi portafavo hanno le seguenti dimensioni: 9 x 24 x 315mm. I portafavo sono fissati sulle scanalature con una piccola punta metallica,  come quelle che usano i vetrai. Questi porta-favo sono poi distanziati di 3,6 cm da centro a centro. Ai lati di ciascuno di essi c’è uno spazio di 1,2 cm per il passaggio delle api. Vi è pure una distanza di 1,2 cm tra il portafavo esterno e la vicina parete. Questo passaggio permette la costruzione completa dei favi.»
(tratto da “L’apicoltura per tutti” – per gentile concessione di Ed.Montaonda, Pag. 85)

Detto più semplicemente: il modulo dell’arnia del popolo ha una “luce” interna di 30cm e all’interno si posizionano otto barrette portafavo (in inglese “top-bar”). Lo spazio tra una barretta e l’altra e le pareti dovrebbe essere secondo Warré di 1,2 cm.

Il processo è il seguente:

  1. Prendere le misure e predisporre i chiodi
  2. Fare gli inviti di cera
  3. Riposizionare le barrette pronte

Le barrette vengono prima posizionate per verificare le dimensioni [Fig.1], poi temporaneamente inchiodate [Fig.2].Successivamente vengono tolte e preparate con gli inviti.

Ecco l’occorrente per preparare le barrette da mettere nei moduli:

  • blocco di cera (bastano 200 gr per 96 barrette = 2 arnie)
  • pennello
  • vecchio pentolino per sciogliere la cera
  • una o due barrette da usare come guida
  • bicchiere d’acqua fredda
  • taglierino/cutter

Per poter mettere la cera col pennello, è necessario avere due barrette: quella su cui creare l’invito e quella da usare come guida. Quella che si usa come guida conviene bagnarla con uno straccio molto umido in modo che la cera non si attacchi alla guida ma solo alla top-bar.

Il numero di pennellate di cera liquida determina lo spessore dell’invito.

Le barrette qui fotografate hanno una scanalatura centrale che può essere usata o per far meglio aderire la cera liquida o per inserire un foglio cereo acquistato e poi fissato con una pennellatina di cera.
Noi abbiamo adottato la tecnica più semplice che richiede l’uso della cera in blocco.

I passi da seguire sono:

  1. sciogliere la cera e tenerla calda (ma non deve bollire, una volta ben scaldata si può spegnere il fuoco perchè rimarrà calda per fare almeno 40 barrette) [Fig.2,3,8]
  2. bagnare con l’acqua la barretta-guida e posizionarla perpendicolarmente alla barretta su cui creare l’invito [Fig.4]
  3. passare col pennello sulla barretta facendo più passate [Fig.5]
  4. aspettare qualche istante, nel frattempo predisporre la seconda barretta
  5. appena asciutta, staccare la cera dalla barretta-guida [Fig.6]
  6. ripetere fino termine delle barrette
  7. con il cutter rifinire le barrette
  8. recuperare la cera tagliata e rimetterla nel pentolino

A questo punto, avendo già messo i chiodini ed avendo tagliato le teste con una tenaglia per permetterne l’uscita, avendo numerato le barrette portafavo ed avendo messo la cera, le barrette possono essere semplicemente posizionate nei moduli.