Il miele naturale ed il miele biologico

Il miele è un prodotto che non può essere sintetizzato in laboratorio dall’uomo e quindi verrebbe da pensare che il miele è sempre un prodotto naturale, ma non è così. Cercheremo oggi di capire cosa si intende per miele naturale e per miele biologico.

Il miele biologico

Perché un prodotto possa dirsi biologico, il produttore di miele deve sottostare ad una normativa molto specifica (CE 834) che tra le altre cose prevede che i prodotti usati per la cura delle malattie delle api non debbano lasciare residui oltre un certo valore, che la cera introdotta per aumentare la produzione debba essere anch’essa biologica e che le aree entro le cui le api raccolgono il polline (bottinano) debbano essere a prevalenza di produzione biologica. In caso di necessità alle api si possa fornire nutrimento, ma solo con prodotti anch’essi biologici.

Si cerca quindi di tutelare il consumore valutando la composizione chimica del prodotto finale affinché non contenga sostanze potenzialmente tossiche.

Il miele biologico viene certificato con l’apposizone di una specifica etichetta che solo le aziende biologiche possono utilizzare.

Risultati immagini per miele bio etichettaIl miele naturale

Il miele naturale non esiste. Non c’è una definizione concordata e sottosposta ad uno specifico controllo europeo come per il miele bio; sulle etichette del miele è vietato scrivere “miele naturale”.

Comunemente però si definisce miele naturale quello prodotto nel rispetto non soltanto della chimica delle prodotto, ma anche degli animali che lo producono. Ad esempio se in apicoltura tradizionale (biologica o non) per aumentare la produzione del miele si utilizzano fogli di cera prodotti esternamente, l’apicoltura naturale non introduce nell’alveare alcun prodotto realizzato esternamente per aumentare la produzione.
Le api infatti producono la cera a discapito del miele con un rapporto 1 a 10 (10kg di miele = 1kg di cera). Ciò implica che le api per produrre i favi e metterci dentro il miele, ne consumino una parte. L’apicoltore allora introduce della cera acquistata (o autoprodotta gli anni prima) così le api risparmiano miele. Ovviamente il riutilizzo della cera porta con sè anche le sostanze nocive o le malattie accumulate nel tempo.

Le api in apicoltura naturale vengono disturbate il meno possibile cercando di lasciare che l’organismo alveare sia libero di crescere e duplicarsi tramite sciamatura. In apicoltura tradizionale, biologica o no, l’apicoltore impedisce con varie tecniche la sciamatura naturale perché essa diminiuisce la produzione di miele. In apicoltura naturale si lascia che lo sciame si comporti come farebbe in natura, ovvero lo si lascia “sciamare”; ciò non toglie che l’apicoltore possa cercare di recuperare lo sciame scappato per inserirlo in un’altra arnia, ma il rischio di perdere le api è elevato. Questo processo di sciamatura influenza parecchio la quantità di miele prodotto perché un’arnia perde all’incirica il 50% del miele circa ogni 4 anni (perché la vita di una regina è circa 4-5 anni) e ciò vale circa il 12% della produzione totale di un azienda produttiva. Come minimo!

Un altro fattore che introduce un elemento che altera la produzione del miele è la nutrizione delle api. Il produttore che per massimizzare la produzione sottrae molto miele alle sue api, per tenerle in vita durante la stagione fredda dovrà somministrare degli alimenti alternativi, meno costosi del miele, per sopperire al nutrimento tolto (le api durante l’inverno si nutrono delle loro scorte invernali). Le api alimentate artificialmente saranno più numerose e forti ad inizio stagione e produrranno più miele, ma allo stesso tempo saranno più fragili e inclini a malattie ed infestazioni perché cresciute con alimenti artificiali (ma biologici!). L’apicoltore che produce miele naturale cercherà invece di valutare attentamente la produzione dell’alveare prima dell’invernamento prendendo solo il miele effettivamente in eccesso rispetto a quello necessario alle api. Questo non impedisce che, in caso di un inverno particolarmente rigido, l’apicoltore naturale possa sostenere le sue api con del miele possibilmente prelevato dalla stessa arnia.

Senza voler esprimere alcun giudizio etico su una tecnica apistica o l’altra, sul miele tradizionale, quello biologico o quello naturale, è importante concepire l’idea che tutti questi mieli sono il frutto di un’attività di allevamento, più o meno incline all’industrializzazione delle produzione.

Il consumatore può però scegliere il tipo di miele che preferisce anche in funzione del consumo, delle quantità e del proprio salvadanaio.

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